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Se non te

Basta, non ce la faccio più! …Ma vaffan…!

L’ultima parola prima di staccare il telefono. Ed il primo pensiero. Ti faccio vedere io… vado con la prima che capita. E la seconda, la terza, la quarta, anzi divento troia!

Non è possibile, sono dieci anni che questa storia va avanti così, ogni tre o quattro mesi litighiamo, ma questa volta è l’ultima!

Non lo sò che farò / quando avrò finito il tempo e sarà tardi per l’inverno / che nel cuore ho /per te io pregherò. (Giorgia – pregherò)

Vorrei scappare, correre lontano, correre senza guardare, correre senza voltarmi indietro, correre…

Quel vaffanculo gridato a voce alta mi risuona come una liberazione.

Vaffanculo di cuore!

Si soffre, si sta male così tanto per amore?

Ma perché non stacchi tutto?

Scappa, scappa… Scappa.

Le ore si rincorrono, i giorni uno dopo l’altro si staccano dal calendario, la tristezza mi invade, la rabbia mi distrugge.

Bene, ora basta, è passato un mese dall’ultima telefonata, prendi in mano la tua vita! Sono brava, anzi bravissima, i miei monologhi mentali non lasciano spazi a ripensamenti.

Basta, oggi basta… Tra un lavoro e un caffè, mi soffermo su un post su Facebook: “Serata pizza, ballo, solo donne. Dalle ore 21. Gradita la prenotazione”

Quasi quasi ci vado, mi distraggo, forse per qualche ora riesco a non pensare. Forse divento troia davvero. Ma no! Smettila di pensare così, ricordarti che non vale “chiodo scaccia chiodo”.

Già non vale, ma devo farti stare zitta!! Chi sei? La mia coscienza? Una grilla parlante? Fatti gli affari tuoi, dimenticati che esisto! Ho già sentito questa ultima frase: “dimentica che esisto!”

Un altro giorno passa, chiedo a due amiche se vogliono venire con alla pizzata con ballo. Prenoto per tre!

Sono anni che non vado a queste serate, sono anni che non penso a queste serate, sono anni che… basta è arrivato il momento. Vai e viviti! Mah… me le dico e me le faccio. O sto impazzendo. Oppure mi sto soltanto autoconvincendo.

Sono davanti al computer e mi capita una foto.

Ora che ti guardo /vedo solo il buono,che rimane quando sai che tutto è perso tutto è rotto ormai /Considerando noi soli in queste circostanze nuove / lasciamoci così / perché un legame sempre resterà. pregherò – Giorgia

Ho sempre questa canzone in testa e nel cuore, non mi stanco mai di ascoltarla e cantarla. Mai.

Venerdì. Oggi è venerdì. Il tempo è volato. Questa mattina devo andare dalla parrucchiera, mi devo sistemare un po’. Questa sera s esce. Si va a ballare!

«Scusi, mi può fare un bel taglio? Scalato, ma con la frangetta lunga. Grazie.»

Mi guardo allo specchio mentre il nuovo taglio prende forma. Wow mi piaccio. Che gnocca e scoppio a ridere.

E adesso come mi vesto? Fa caldo? Fa freddo? Maglia o camicia? Giubbino o giacca? Pantaloni stracciati o classici? L’intimo con pizzi o casual? Oh mamma!

Come mi vesto? Senti grilla parlante, ti sei addormentata? Ora che ho bisogno di una mano dove sei finita? Son qui, sono qui… E calmati, sei troppo agitata, guarda che non incontri la donna della tua vita! Calmati.

Ma lo so che non incontro la donna della mia vita, non vado alla festa per questo.

L’ho detto e lo ripeto basta storie serie, basta. Va bene, la grilla stasera non mi aiuta… Vedi di andartene a dormire presto!

Dopo cinque cambi d’abito mi sono decisa e lo specchio mi da l’okay. Ora devo solo truccarmi e mettere un po’ di profumo, sempre se la smetto di tremare altrimenti mi presento come sosia di Pierrot.

Toybel, per stasera “Mate”: ma lo sai che stai benissimo! Mi piaci! Narcisista come sempre, più di sempre.

Pregherò / piangerò / per desiderarti tanto /per lasciare ogni rimpianto e no / Non lo sò che farò / quando avrò finito il tempo e sarà tardi per l’inverno / che nel cuore ho /per te io pregherò. ( pregherò – Giorgia 2013)

Ciao, ehi ciao, ciao…ciao….

Quanta gente, quante donne!

Ho le guance indolenzite per questi sorrisi, mai e poi mai triste, anzi mi aiuto un po’ con un drink. È quello che ci vuole per sciogliersi un po’, tanto la notte è lunga ed io non guido. Buttati. “Senti grilla lasciami in pace, altrimenti ordino un altro drink e allora sì che ti metto a dormire.”

Qualche ragazza la conosco, altre mi farebbe piacere conoscerle.

Mi butto, si fa per dire, se non sto attenta le investo con la mia quattro ruote lilla.

Velvettina e Mimma mi fanno cenno che una biondina mi sta guardando da un bel po’. Panico!

Smettila Mate, smettila veramente, la serata è appena iniziata, non puoi aver paura di questo, non puoi! Non ti devi sposare stasera e ricordarti niente è per sempre. “Ma ancora non dormi? Fatti un sonnellino e lasciami in pace”.

Con una piroetta, neanche la Fracci ci sarebbe riuscita, prendo un bicchiere dal vassoio del cameriere e senza sapere cos’è lo bevo tutto di un fiato.

«Mate ma sei scema? È fortissimo, tu non lo reggi l’alcool, el te fa mal!»

«Ma no Mimma, anzi ora ti faccio vedere Heather Parisi!»

Bello! Sto ballando. Da tanto tempo non lo facevo, da tanto tempo non mi lasciavo andare, da tanto tempo non avevo tempo per me.

Mi sentivo osservata, la ragazza bionda aveva tentato di avvicinarsi mentre ballavo ma eravamo in troppe, io da sola occupo tre posti.

Mi riposo un po’, mi metto vicina ad una poltrona, vedo la Mimma che sta parlando con un paio di ragazze. Velvettina invece si è appartata con Stefania, una delle bariste.

Forse è meglio che vada a rinfrescarmi un po’. Quei due balli mi hanno accaldata.

Chiedo se c’è il bagno attrezzato per le persone diversamente abili, me lo indicano ed entro. Mi lavo il viso. Mi guardo un po’ allo specchio, rimetto un po’ di matita e rossetto. Mi sistemo un po’. E mentre apro la porta per uscire mi trova davanti la biondina.

«Ops!» mi dice.

«Ops!» lo dico anch’io.

«Forse devi andare nell’altro bagno sai? Qui entriamo solo noi munite di quattro ruote.» E le sorrido…

Lei, contraccambia il sorriso aggiungendo una mega risata.

«Lo so» risponde

«Ma ho visto che sei entrata e volevo conoscerti. Piacere sono Martina.»

«Piacere mio Martina. Io sono Toybel, anzi Mate.»

«Scusa, sei Toybel o Mate?»

«Stasera Mate.»

«Allora Mate, andiamo a sederci da qualche parte e ci conosciamo meglio o rimaniamo qui nel bagno?»

«No no, usciamo Martina, andiamo a bere qualcosa.»

Ci sediamo. Lei si siede e cominciamo a parlare del più e del meno.

«Allora, stasera sono Mate, ho circa… anzi no non ti dico l’età, mi occupo di internet e grafica, amo dipingere e… mi piace il tuo sorriso!»

«Grazie, io invece ho 40 anni, per il mio lavoro vesto di bianco e chiedo ai miei pazienti di dire 33 e…mi piaci. È tutta la serata che ti osservo. Mi piace il tuo modo di star seduta, mi piace il tuo modo di gesticolare, di toccarti i capelli, di sorridere, un po’ meno mi piace come balli».

Scoppia a ridere.

«La febbre del sabato sera è datata sai?»

«Touché ma chérie. A volte mi sento John Travolta, altre volte Olivia Newton-John. E mi dimentico che siamo nel 2000 inoltrato.»

You’re the one that I want(You are the one I want) oh oh oh honey / You’re the one that I want(You are the one I want / oh oh oh honey / You’re the one that I want(You are the one I want) oh oh oh honey /  1978 ONJ

«Lo sai Mate? Avevo una cotta pazzesca per Olivia.»

Scoppio a ridere.

«Lo sai Martina? Io ancora adesso. Dottoressa specializzata in? Se posso chiedertelo.»

«Certamente Mate, in oculistica.»

«Ah però! Chissà quanti occhi hai visto e curato. Si dice che gli occhi riflettono l’anima, io non sono un’oculista ma posso dirti che hai due occhi bellissimi ed espressivi. Quando sorridi, sorridono brillando.»

Martina abbassa per un secondo lo sguardo, un nano secondo. Mi guarda e mi sfiora la mano. In quel momento Velvettina si avvicina per presentarmi la ragazza del bar.

Due chiacchiere, due risate e le ragazze ci lasciano nuovamente sole.

«Mate, sei single?»

(Ecco, la domanda da un milione di dollari!)

Io non ti aspetto più / non hai coraggio tu / come un pugno in faccia adesso sei / pregherò – Giorgia

«Sì. E tu?»

«Anch’io. Da poco.»

Siamo gemelle senza saperlo.

Stai zitta però evita di dirlo a voce alta, non le dire che hai rotto da poco con la morosa. (Ah! Ti sei svegliata grilla sparlante).

«Mate, sei diventata triste all’improvviso. Ho detto qualcosa di sbagliato?»

«Certo che no Martina, anzi era da un po’ di tempo che non stavo così bene, credimi.»

Le accarezzo la mano dolcemente. Lei con un po’ di forza la trattiene, se la porta alle labbra, vorrebbe baciarla ma aspetta un mio cenno, in quel momento le sarei saltata addosso!

Squilla il suo telefono, è quasi l’una, la chiamano dal pronto soccorso, deve andare, c’è una sua paziente che chiede di lei.

Martina mi spiega che deve andare e mi chiede se l’accompagno.

Ora che faccio? Che le dico? Mimma, Velvettina! Dove siete? Help! Aiutooooo! Oh mamma, aiutami tu. Tu grilla invece dormi, stai buona!

«Ma certo, ti accompagno volentieri!»

Vado dalle mie care amiche, imboscate, le saluto.

«Ragazze aspettatemi che ritorno e facciamo colazione insieme.»

Ma se è una maniaca? Una pazza? E se ha una sega elettrica in macchina? Se mi violenta? Se mi fa sentire i cd di D’Alessio?

Mateeee smettila, per metterti ko basta un ago per bucarti le ruote!

Vero. Sempre pronta a rincuorarmi la mia grilla.

Arriviamo al pronto soccorso, comincia a girarmi la testa, ho la fobia degli ospedali e fino a quattro ore fa anche dei medici.

Sudo a freddo, ma non mi faccio vedere, vado un attimo in bagno a rinfrescarmi. La luce del bagno diventa sempre più forte, più bianca, più grande.

Non lo sò che farò / quando avrò finito il tempo e sarà tardi per l’inverno / che nel cuore ho / per te io pregherò. (pregherò – Giorgia)

«Mate, tutto apposto? Posso entrare?»

«Martina! Sembra che il nostro destino sia il bagno. Ci incontriamo sempre qui.»

Si lascia andare in una fragorosa risata.

«Vero! Io ho finito con la paziente, ti va di venire un attimo nel mio ambulatorio al secondo piano?»

Arriviamo al piano, tutto buio. Corridoio lunghissimo, con la chiave apre una porta e accende la luce. Entriamo.

Mi guarda, cerca di capirmi, mi fa capire che mi vuole. Mi prende con le mani e mi tira verso di sé.

Vuole parlare. Non glielo lascio fare. Porto il dito sulle sue labbra e le dico di stare zitta.

Mi prende in braccio. Mi butta dolcemente sul lettino. Si adagia sopra di me, la stringo, mi avvinghio. La bacio. Ci baciamo, la mano scivola sul seno, l’accarezzo. Mi sfiora l’interno coscia. Ci tocchiamo, ci baciamo, mi spoglia, si spoglia. Fremiamo, godiamo, ci abbracciamo, ci viviamo… Ci sorridiamo!

Ho la testa che mi gira, sudo, continuo a sudare. La luce è sempre più grande, mi avvolge e mi annienta: non sento, non vedo.

Uno schiaffo, due schiaffi.

«Mate per favore apri gli occhi, Mateeeeeee!»

Sento l’acqua. Acqua sul viso. Mi scrollo, apro gli occhi. E non capisco. Non capisco cosa sia successo.

Martina mi accarezza, mi tiene il viso…

«Ma ti sembra il modo di spaventarmi? Sei svenuta in bagno, non rispondevi e meno male che sono riuscita ad aprire la porta.»

Le sorrido, l’abbraccio e la rassicuro.

«Tranquilla Dottoressa. Sto bene, tutto passato, è stata una reazione a questo posto.»

Mi sento sollevata, ho sognato, non è successo…

Ci teniamo strette e le chiedo di ritornare al locale.

Le ragazze dove sono finite? La Mimma ha flirtato tutta la sera con una ragazza di Padova e Velvettina è scappata con la barista qualche minuto fa.

«Ci rivediamo? Vuoi rivedermi Mate?»

«Sì, fa sempre comodo avere un’oculista come AMICA…» E la bacio sulla guancia.

«Per favore due analcolici.»

Per questa notte basta drink, siamo già state in ospedale e vamos a bailar! Non ero pronta, non era la notte giusta.

Non valeva chiodo schiaccia chiodo. E non sono andata con la prima che mi capitava.

Non chiedo niente se (non chiedo niente se) / Non voglio niente se / Se non te / Se non te / Per una volta ho così tanto che mi manca il fiato / Non chiedo niente se / (non chiedo niente se) Non voglio niente se/ Se non te (L.Pausini)

(2013) T.Soulkiss

 

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